Autore: ilverocilento

  • AGROPOLI

    AGROPOLI

    VIENI CU MICO AD AGROPOLI

    Agropoli, definita da molti coma la porta del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e degli Alburni sorge su un promontorio con affaccio sul mare nel Golfo di Salerno, è un connubio perfetto tra mare e monti, storia e turismo. Il suo nome deriva da “Acropoli” , termine ellenistico che significa “città alta”.

    Questa città ha chiare impronte bizantine come evidenzia il borgo e le testimonianze architettoniche presenti. Le origini risalgono all’età della dominazione greca, in quanto la foce del fiume Testene veniva usato come approdo per gli scambi commerciali con la vicina Poseidonia (Paestum).Quando fu saccheggiata, il borgo marinaro si trasferì nella parte alta della città.


    Dopo divenne dominazione bizantina e successivamente saracena. Perno fondamentale durante l’epoca medievale per i vescovati passando di mano in mano attraverso varie famiglie nobiliari, dai d’Aragona ai principi di Roccadaspide. Il borgo ebbe massima espansione nell’Ottocento allargando i suoi confini anche nella parte bassa e lungo la fascia costiera.


    La parte alta del borgo antico conserva intatto il portale di ingresso alla città alta, la cinta muraria a difesa della fortificazione, il castello e la presenza delle torri, importanti come centro di avvistamento dalle incursioni nemiche.

    Di rilevante importanza troviamo il Castello Angioino-Aragonese posto sulla sommità del promontorio del VI secolo di origini bizantine ma poi ristrutturato dagli aragonesi nel XV secolo, costruito come punto di difesa della città e presidio nobiliare. Ha una pianta triangolare con tre torri circolari. Al suo interno possiamo osservare la piazza d’armi, ora usata come teatro all’aperto, e le antiche carceri. Visibile è ancora il fossato che ne circonda la struttura.

    Oltre alla bellezza del borgo, che mantiene inalterata la morfologia tipica medievale con stradine, vicoli e strettoie non possiamo dimenticare la parte costiera, con il porto, le sue spiagge e baie.

    Una Baia famosa, meta di turismo e amata dai cilentani è la Baia di Trentova, da cui si narra che il suo nome derivi dal ritrovamento di un nido di tartaruga con esattamente trenta uova.

    La sua bellezza e il suo fascino sono qualcosa di unico, come unica è la storia che ruota intorno allo Scoglio di San Francesco che possiamo trovare proprio nelle acque di questa Baia.

    Si narra che nel 1222 San Francesco, dopo un lungo peregrinare giunse ad Agropoli, ma la popolazione non ascoltò la dottrina del Santo e si mostrò ostile con lui. Deluso decise di ritirarsi in preghiera in riva al mare parlando con le creature marine che emersero per ascoltarlo. Questo miracolo è noto come il “miracolo dei pesci”. Come segno di tale miracolo è stato posto in devozione sulla sommità dello scoglio una croce, che neanche il mare in tempesta osa sommergerla dalle onde.

    Agropoli è una cittadina molto vicina al culto religioso e ai solenni festeggiamenti dei Santi Patroni, Santi Pietro e Paolo che si celebrano il 29 giugno con una processione caratteristica che avviene per le vie del borgo. Questi Santi sono collegati alla miracolosa difesa della città dagli invasori turchi del 1630.


    Altra festa assolutamente sentita dalla popolazione agropolese è la Madonna di Costantinopoli, protettrice dei pescatori che si celebra il 24 luglio.
    Questa festa commemora un miracolo avvenuto nel 1913 quando la Madonna intervenne per proteggere i fedeli durante un violento temporale che distrusse le tende dei soldati francesi accampati ad Agropoli.


    Il giorno 24 luglio la statua della Madonna viene condotta al porto e imbarcata su un peschereccio per la processione in mare, dove la Madonna viene condotta lungo la costa della città e accompagnata da altre imbarcazioni al seguito. Le imbarcazioni che prendono parte alla processione in mare sono tutte decorate e illuminate. La processione termina con spettacoli pirotecnici a mare assolutamente scenografici.

    Altro evento da ricordare è il Carnevale Storico di Agropoli, giunto alla 35esima edizione.

    I cittadini e molte persone dei paesi limitrofi ne prendono parte, rendendo davvero unica questa giornata. Le creazioni di questi carri sono vere e proprie opere d’arte ispirandosi a temi di attualità, dello sport e del sano divertimento. La città si veste a festa con colori, suoni e una atmosfera incredibilmente gioiosa.

    Conosciamo la nostra terra.


    A presto


    Il Vero Cilento

  • Novi Velia

    Novi Velia

    VIENI CU MICO A NOVI VELIA

    Andiamo alla scoperta di un borgo unico, che conserva la sua storia intatta.


    Novi Velia, dal nome latino Novus (Nuovo) e Velia per ricordare il celebre sito archeologico di Elea, è un paese di origine medievale e si trova nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e Alburni, ai piedi del Monte Gelbison, monte Sacro e sede dei uno dei santuari mariani più importanti del Sud Italia posto a 1700 m di altezza.


    Gode di una posizione strategica e grazie a questo ha ricoperto un ruolo fondamentale dal punto di vista storico, ne sono una testimonianza le numerose chiese, palazzi antichi e la famosa torre quadrata che si erge nella parte alta del borgo.

    Fu un importante centro feudale longobardo e successivamente una Signoria a comando dei Normanni. Divenne poi sede baronale ospitando nobili e famiglie ecclesiastiche diventando anche residenza vescovile fino al 1872.

    Il borgo si sviluppa sulla parte alta della città dove possiamo trovare tre siti di notevole interesse: l’ex Chiesa di San Giorgio, l’Abbazia dei Celestini e la Torre Medievale.


    La Chiesa di San Giorgio risale al XII secolo ed è stata costruita dai Padri Basiliani in fuga da Bisanzio, conserva lo stile bizantino con degli affreschi del XVI secolo e un massiccio portone ligneo.


    Dall’altro lato troviamo l’Abbazia dei Padri Celestini, nata come dimora baronale ma poi ceduta ai religiosi dal Barone Marzano nei primi anni dell’Ottocento. Il plesso conserva la struttura delle antiche strutture monastiche con celle, un chiostro e un cortile interno. Ben visibile è la torre campanaria in stile romanico.

    Inoltre attraversando Piazza del Seggio dove possiamo trovare anche il castello Baronale, ora residenza privata, si può giungere alla Torre Medievale. La Torre presenta una base quadrata, costruita nel XI secolo dai Longobardi e fu danneggiata durante la guerra tra Carlo d’Angiò e Pietro III, poi ricostruita da Guglielmo Marzano, Signore di Novi. Presentava quattro livelli, tra cui tre ancora esistenti. Fungeva sia da avvistamento per la Via del Sale che da carcere.

    Alzando gli occhi non si può non notare la montagna sacra, il Monte Gelbison dove si trova il Santuario della Madonna del Sacro Monte di Novi Velia. Sito religioso noto già del XVI secolo, si pensa che sia nato dalle rovine di un tempio pagano dei Saraceni infatti il nome Gelbison deriva dall’arabo “monte dell’idolo”, poi nel corso dei secoli sotto il dominio longobardo nasce il santuario cristiano. La chiesa principale è a tre navate divise da colonne in pietra e la volta decorata con affreschi.


    Per raggiungere la vetta dove è situato il santuario mariano si possono seguire sentieri secolari noti anche come sentieri dei pellegrini. Lungo il cammino possiamo trovare la sorgente di Fiumefreddo dove si racconta dell’apparizione della Madonna e le maioliche che raffigurano la Via Crucis. Tradizionali sono i pellegrinaggi con dei cesti votivi noti anche come “cente”, fatti con ceri in dono alla Vergine. Il santuario è visitabile per una finestra temporale che va da aprile/maggio fino a ottobre.

    In questo fantastico borgo molte sono gli eventi che prendono vita durante l’anno, sia a carattere religioso che gastronomico-tradizionale.
    Da ricordare è sicuramente la festività del Santo Patrono del paese, San Nicola che si festeggia il 17 agosto e dove tutta la comunità si riunisce per celebrarlo.

    Ma inoltre vogliamo anche mezionare due eventi sicuramente caratteristici e assolutamente da prenderne parte. Il primo è la Sagra della Mozzarella ‘nda Murtedda. Tipico formaggio a pasta filata a forma piatta e allungata fatta di latte vaccino e avvolta nelle foglie di mirto, in modo da assicurarne sapori ed odori unici. Questa sagra si tiene nel mese di agosto presso il giardino dell’ex Covento dei Celestini.

    Il secondo evento riguarda il Festival degli Antichi Suoni, ispirato dai pellegrinaggi e dai canti devozionali secolari per la Madonna del Sacro Monte.

    Il Festival dura tre giorni nell’ultimo fine settimana di agosto in pieno centro storico. Tutto il paese si trasforma in un enorme palcoscenico dove strumenti musicali come zampogne, organetti, ciaramelle si esibiscono con decine di concerti. Diventa anche scenario di confronto tra canti devozionali di tre aree geografiche diverse unendo anche le zone del Pollino e del Vesuviano. Il tutto allietato da stand gastronomici con prodotti assolutamente tipici e locali.

    Viviamo e conosciamo il nostro territorio!


    A presto


    Il Vero Cilento

  • Sicignano degli Alburni

    Sicignano degli Alburni

    VIENI CU MICO A SICIGNANO DEGLI ALBURNI

    Scopriamo insieme un borgo meraviglioso.


    Sicignano degli Alburni è un paese stupendo ubicato alle falde dei Monti Alburni (catena montuosa definita anche la Dolomiti del Sud) a circa 610 m sul livello del mare alle pendici settentrionali del Monte Nuda, poco distante dalla confluenza del Fiume Tanagro e del Fiume Bianco. E’ stato inserito dal 1 ottobre 2010 nella rete Europea e Mondiale dei Geoparchi patrimonio dell’UNESCO.

    Il suo nome deriva dal latino Sicinius, nome gentilizio, a cui è stato poi aggiunto il suffisso –anus che indica l’appartenenza e degli Alburni per indicarne la specifica zona in cui il comune è collocato.

    Le sue origini risalgono all’epoca romana, intorno al 450 a.C. come testimoniano gli scavi che hanno riportato alla luce una necropoli.

    Ebbe il suo massimo splendore nell’epoca medievale quando divenne un borgo fortificato con la costruzione del suo celebre castello nella parte alta del paese.

    Il borgo davvero meraviglioso si estende tutto intorno alla fortificazione attraverso vicoli e strettoie davvero caratteristiche.

    Inoltre il paesaggio che si apre davanti alla vallata è qualcosa di unico con una vista mozzafiato sugli Alburni e l’entroterra circostante della Valle del Tanagro.

    Il Castello è una parte fondamentale di questo borgo.


    Il Castello Giusso del Galdo è un castello medievale, noto per la sua architettura Svevo-Normanna, dalla sua forma poligonale irregolare che per questo ne valse la fama di “Castello inespugnabile“. Presenta una cinta muraria e sei porte per consentirne l’accesso.
    Costruito intorno all’anno mille per volere dei Principi di Salerno ebbe delle modifiche nel corso dei secoli, soprattutto sotto la denominazione Normanna.

    Nel 1806 subì ingenti danni ad opera dell’invasione dei francesi.
    Poi fu acquistato nel 1871 dal duca Luigi Giusso e donato nel 1970 al comune di Sicignano degli Alburni dal duca Gianandrea del Giusso.


    Una leggenda ruota intorno a questo castello, la leggenda “Paianedda“. Si narra che una giovane fanciulla innamorata, di nome Paianedda, per una sventurata sorte si gettò dalla torre del castello e che da quel momento in poi spaventa i bambini del posto.

    Sicignano degli Alburni ha una tradizione culturale e religiosa molto viva e partecipativa.


    Il Santo patrono del paese è San Matteo celebrato il 21 settembre, come lo dimostra la parrocchia di riferimento intitolata al Santo, tuttavia la comunità è molto vicina alla celebrazione di San Rocco del 16 agosto dove tutti partecipano con grande devozione ai solenni festeggiamenti per le vie del centro storico e alla processione. Durante la giornata le vie del paese si vestono di luci, stand caratteristici e si organizzano spettacoli di vario intrattenimento.

    Per gli amanti dell’autunno e dei sapori tradizionali non bisogna perdere la storica Sagra della Castagna, giunta alla 53esima edizione.


    Evento meraviglioso, che anima le vie e le piazze del comune.

    Oltre alla presenza di stand gastronomici che vedono come protagonista la “regina castagna” e dei mercatini artigianali, si può assistere alla tradizionale corsa delle Carrette, alla sfilata di un maestoso corteo storico di Pistonieri e Archibugieri accompagnati da Sbandieratori.
    Da non dimenticare la presenza di spettacoli di artisti di strada, di falconeria ed equestri, il tutto allietato da tanta buona musica, vino e cascate di buonissime castagne.

    Questa non è solo una festa ma l’anima pulsante e l’identità di tutta la comunità di Sicignano.

    Viviamo il nostro Territorio!


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  • Castellabate

    Castellabate

    VIENI CU MICO A CASTELLABATE

    Vi portiamo con noi in un paese unico nel suo genere!


    Andiamo a Castellabate. Questo caratteristico paese, situato nel nostro Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano ed Alburni, ha conservato nei secoli la struttura architettonica medievale fatta di case intercomunicanti tutte raggruppate intorno al castello situato sulla sommità del monte. L’importanza di questa fortificazione, iniziata nel 1123 la si può capire anche dall’origine del suo nome “Castrum Abbatis” ovvero Castello dell’abate.

    Questo paese pur non essendo situato geograficamente sulla costa, molti lo conoscono per la sua località balneare nelle sue frazioni più conosciute come Santa Maria, San Marco e Ogliastro Marina.

    Le sue origini risalgono all’epoca longobarda per poi passare a quella normanna. Quando quest’ultimi giunsero in questo territorio, i monaci benedettini dell’Abazia di Cava de’Tirreni intrapresero importanti opere di bonifica rendendo queste terre più fertili.

    Successivamente con le incursioni dei Saraceni, l’Abate Costabile Gentilcore, persona di spicco dal punto di vista religioso e politico, ordinò la costruzione della fortezza nella parte collinare e poi lo sviluppo successivo di tutto il borgo intorno ad essa. Grazie alla sicurezza della sua fortezza e il porto strategico il paese divenne una delle più ricche e importanti baronie del Cilento.

    Tra i luoghi di interesse storico, oltre al borgo, abbiamo appunto il Castello dell’Abate fatto edificare dallo stesso abate Costabile Gentilcore.

    La sua struttura ricorda quella delle fortificazioni medievali con mura merlate perimetrali e quattro torri angolari. All’interno un dedalo di vie, vicoli in pietra viva e passaggi strettissimi i quali, posti al di sotto delle abitazioni, servivano per consentire la fuga della popolazione verso la zona costiera in caso di incursioni nemiche. Il panorama che si apre dal castello è qualcosa di unico e mostra tutta la bellezza dell’intero Golfo.

    La figura dell’Abate Gentilcore è assolutamente fondamentale per la nascita e lo sviluppo di questo paese.

    Divenuto poi Santo è stato proclamato patrono del borgo cilentano, festeggiato e celebrato il 17 febbraio.

    Ricordato come una persona dal carattere umile e mite, il Santo guida, durante la sua vita, i monaci della sua abazia ad uno stile di vita esemplare con infinita dolcezza, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “operimentum fratrum” (“coperta” dei fratelli).
    Il culto del Santo, molto sentito dalla popolazione crebbe nel tempo in seguito alle sue apparizioni, come gli interventi prodigiosi con cui portò in salvo le navi dell’abazia, da diventare poi protettore dei marinai della Badia di Cava.

    L’Abate cilentano viene spesso rappresentato con i classici abiti religiosi, in testa il tipico copricapo simbolo di santità, nella mano destra regge il pastorale e nella sinistra un edificio in ricordo della costruzione del borgo, con un giglio che simboleggia la purezza della vita condotta dal Santo.

    Altra ricorrenza che vede la sua celebrazione è il 16 ottobre perchè si vuole ricordare la protezione per il suo popolo durante l’epidemia di colera del 1884. La commemorazione riguarda processioni, preghiere e il coinvolgimento di tutta la popolazione con riti solenni che riguardano investono il centro storico.

    Da ricordare sono anche i noti Mercatini di Natale che si svolgono nell’antico borgo nel periodo delle feste.

    E’ un momento magico, che vuole regalare quel calore che solo il Natale sa donare, come un momento di ricongiungimento con le famiglie e un momento di bellezza per i bambini che vivono questo periodo da sogno. Le stradine del borgo vengono addobbate con meravigliosi giochi di luce e dove è possibile trovare degli stand di oggettistica e prodotti gastronomici del territorio, il tutto allietati da canti e atmosfere uniche che solo il Natale sa donare.

    Visitiamo il nostro Cilento e viviamolo


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  • Ogliastro Cilento

    Ogliastro Cilento

    VIENI CU MICO A OGLIASTRO CILENTO

    Venite con noi alla scoperta di un borgo davvero meraviglioso!

    Andiamo ad Ogliastro Cilento, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, situato su una collina a soli 4 km dal mare.

    E’ un borgo affascinate che sa unire storia, arte e paesaggi mozzafiato. Il nome di questo paese deriva molto probabilmente dalle sue terre fertili e dalla ricchezza agricola del posto attraverso la parola latina “oleastrum”, cioè luogo in cui sorgono olivi selvatici. Le sue origini risalgono tra l’Alto e il Basso Medioevo quando gli abitanti delle zone limitrofe, in fuga dalle incursioni dei Saraceni si rifugiarono sulle alture.

    Ogliastro conserva ancora la struttura e il fascino di un borgo antico grazie alle case del centro storico, case rurali e antichi palazzi nobiliari.

    Tra i Palazzi nobiliari di rilievo troviamo Palazzo De Stefano, antica dimora datata intorno al XVII secolo, la sua struttura è imponente, infatti ha circa 60 stanze tutte con affacci panoramici, un cortile interno e un portale in bugnato. Un tempo ha avuto anche l’onore di ospitare il principe Umberto durante una sua visita in Cilento. All’interno è ancora possibile ammirare opere di fattura prestigiosa e segno del passaggio delle diverse famiglie nobiliari che ne hanno fatto parte.

    Altro gioiello di questo paese è Palazzo De Falco, costruito nel XV secolo, è una delle residenze più imponenti di Ogliastro, caratterizzato da un magnifico portale in pietra e da una biblioteca storica che conserva preziosi manoscritti antichi, oltre a una collezione di cimeli e testimonianze storiche. Il palazzo anch’esso solenne è suddiviso in ben 35 stanze.

    Interessanti sono anche i ruderi del convento di S. Leonardo, nel quale erano conservate 12 statue di santi che gli abitanti del paese chiamavano “Santucci”.
    Una leggenda narra che quando nel 1652 fu deciso di trasferire i suppellettili religiosi al convento di Lustra 4 Santucci si rifiutarono di trasferirsi diventando tanto pesanti da non poter essere trasportati. Ancora oggi vengono spostati solo in caso di reale necessità e seguendo un percorso ben preciso dal convento alla Chiesa di Santa Croce.

    Tutta la comunità inoltre è molto legata al culto della Madonna del Buon Consiglio che si festeggia il 26 aprile dove ci si riunisce in momenti di preghiera e devozione. E’ presente un gruppo scultoreo raffigurante la Madonna databile intorno al XVIII secolo realizzato in legno e dipinto dalle botteghe dell’Italia Meridionale. In occasione di questa festività abbiamo la rappresentazione dell’Angelo, dove un bambino del posto impersonifica il Bene e intonando canti e preghiere invoca la protezione e la pace per la comunità.

    Altra festa che si tiene durante il periodo estivo, tipicamente tra luglio e agosto, è la Festa della Birra organizzata dal Comitato Festa del paese. I giovani del posto riescono, attraverso molte attività a rendere il borgo un punto di aggregazione attraverso stand gastronomici e birra alla spina a volontà, il tutto allietato da buona musica.

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  • Vatolla

    Vatolla

    VIENI CU MICO A VATOLLA

    Parliamo di un borgo molto affascinante dell’entroterra cilentano.


    Esattamente diVatolla, frazione del comune di Perdifumo, il cui territorio si estende alle falde nord-occidentali del complesso montuoso del M .Stella e caratterizzato da una morfologia prettamente collinare.

    Il suo nome deriva da Batulla ovvero “luogo di rovi”. La sua località gode di terreni fertili ed argillosi che consentono la coltivazione di un prodotto tipico, la cipolla, alimento alla base della famosa dieta mediterranea. La cipolla di Vatolla, diventata presidio Slow Food e rientra nel patrimonio UNESCO ,gode di proprietà benefiche ed è altamente digeribile. Tradizione vuole che i semi di questo fantastico prodotto fossero stati portati dall’Oriente attraverso i monaci basiliani giunti nel Cilento per rifugiarsi dalle persecuzioni.

    Da non perdere e la Festa della Cipolla che si svolge tutte le estati nei fine settimana di luglio ed agosto dove è possibile assaggiare e gustare tanti prodotti, tutti fatti rigorosamente a mano dalle donne e dalle nonne del posto, passeggiando tra i vicoli e le stradine del borgo accompagnati da tanta musica popolare e atmosfere conviviali e ambientazioni uniche.

    Oltre alla bellezza senza tempo dei vicoli possiamo osservare il suggestivo Palazzo De Vargas Machuca, di età longobarda.

    La struttura è tipica della costruzioni medievali e conserva ancora il cortile interno e le torri circolari che si trovano lungo le sue mura perimetrali. La struttura architettonica è tipica di una rocca.

    Nel 1100 il Castello venne affidato ai Sanseverino, gli allora Baroni del Cilento, per poi passare nel 1487 alla famiglia Griso. Soltanto intorno al 1660 passò alla famiglia Rocca.

    Il palazzo oggi è sede della Fondazione Giambattista Vico, filosofo di spicco dell’Ottocento che per circa nove anni abitò nel Castello per volere del monsignore Gerolamo Rocca che gli chiese di fare da precettore ai suoi nipoti. Il contatto con la natura e la bellezza del posto portò Vico a concepire le sue più importati opere letterari.

    Altro evento da non perdere è sicuramente la rappresentazione sacra che avviene il 15 agosto di ogni anno. Stiamo parlando della rappresentazione del Volo dell’Angelo in onore della Madonna dell’Assunta.

    I duellanti sono l’Angelo e il Diavolo che lottano per la supremazia.

    Un bambino del posto indossa le vesti del messo divino, venendo legato ad una robusta corda d’acciaio tesa tra le estremità del Castello attraverso una carrucola. Il Diavolo sfida l’Angelo ad una battaglia tra canti e preghiere.

    Il duello termina con la vittoria e la supremazia del Bene sul Male e il rientro dell’Angelo vittorioso dalla torre del Castello De Vargas recitando un preghiera cantata. Un momento di forte partecipazione e suggestione.

    Impariamo a conoscere il nostro territorio, viviamolo.
    A presto!

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